C’è un’energia strana e bellissima che si respira a Venezia ogni due anni. Quando arriva la Biennale di Venezia, la città si riempie di turisti, di visioni, storie e stimoli che arrivano da ogni parte del mondo. Non serve essere critici d’arte o esperti per godersela; in realtà, il modo migliore per viverla è proprio vivere la città ed essere pronti a lasciarsi sorprendere!

Oltre le pareti dei padiglioni
Gironzolare tra i Giardini o scoprire gli angoli più nascosti dell’Arsenale durante la Biennale di Venezia è un po’ come fare un viaggio senza spostarsi troppo. Ogni padiglione è un piccolo mondo a sé: entri in una stanza e ti trovi catapultato in una cultura, una sofferenza o una speranza che magari non avevi mai nemmeno immaginato. È qui che l’arte smette di essere qualcosa di “distante” e diventa una vera conversazione . Ti accorgi che, nonostante le differenze, le domande che si fanno gli artisti sono le stesse che ci facciamo noi ogni giorno.
Un modo diverso di guardarsi allo specchio
A volte la gente ha paura dell’arte contemporanea, pensa sia troppo complicata. Ma alla Biennale di Venezia succede spesso il contrario: molte installazioni ti sorprendono perché parlano proprio di quello che viviamo adesso. Non c’è bisogno di capire ogni dettaglio tecnico; a volte basta restare lì, davanti a un’opera, e sentirsi “toccati” da qualcosa che non sapevi spiegare a parole. È un modo per guardarsi dentro, per dare un nome a certi malesseri o gioie che teniamo chiusi nel cassetto.
Il fascino di un ritmo lento
La verità è che la Biennale di Venezia non si può correre. Ha un ritmo tutto suo, che si sposa perfettamente con quello della città. Tra un padiglione e l’altro, hai il tempo di fermarti a guardare l’acqua, di fare due passi in una calle, di riflettere su quello che hai appena visto. È questo che la rende speciale: non è una mostra che “consumi” in fretta, è un’esperienza che ti accompagna mentre cammini. Ti regala quello spazio mentale che, nel caos di tutti i giorni, finiamo sempre per perdere.
Marina Abramović – Transforming Energy e Joseph Kosuth (Casa dei Tre Oci)
La Biennale Arte 2026, intitolata “In Minor Keys”, è ricca di installazioni affascinanti, distribuite tra i Giardini, l’Arsenale e diversi palazzi storici nel cuore di Venezia.
Ecco alcune tra le più significative e particolari da visitare in questo periodo:
Kosuth è un maestro dell’arte concettuale. In questa installazione, lavora sul valore del linguaggio, portandoci a riflettere su come le parole perdano di significato o ne acquisiscano di nuovi nel contesto contemporaneo. È un’opera che richiede tempo e riflessione, perfetta se ti piace l’arte che fa “lavorare” la mente.
Questa è forse una delle tappe più attese. Oltre alle sue celebri performance, Marina Abramović presenta installazioni che esplorano il potere energetico dei cristalli. È un’esperienza quasi meditativa, dove l’artista indaga il rapporto tra materia, energia invisibile e presenza umana.
Cosa ci portiamo a casa?
Quando alla fine della giornata riprendi il vaporetto per tornare verso casa, ti senti un po’ diverso rispetto a quando eri arrivato. Magari non hai capito tutto – e chi se ne importa! – ma ti porti dietro un’immagine, un colore, o magari solo una sensazione che ti resterà addosso per un bel po’. La Biennale di Venezia serve proprio a questo: a ricordarci che, anche se il mondo corre veloce, c’è sempre spazio per la bellezza, per la riflessione e per fermarsi un attimo a guardare oltre quello che abbiamo davanti agli occhi.























































































































