Una settimana vissuta come su Marte. Succede alla Mars Desert Research Station, nel deserto dello Utah, dove si sperimenta la vita sul Pianeta Rosso. La struttura riproduce le condizioni di una futura base marziana e da oltre vent’anni ospita piccoli equipaggi di volontari impegnati in missioni simulate.
Un’esperienza raccontata anche su TGR Leonardo, attraverso la testimonianza di uno dei ricercatori coinvolti, Alessandro Liberatore dell’Osservatorio INAF di Pino Torinese. Sei persone alla volta, risorse limitate e compiti ben definiti: ogni partecipante ha un ruolo preciso, dalla raccolta dei dati scientifici alla gestione della vita quotidiana.
Il problema delle radiazioni: arrivare su Marte è possibile, restarci no
L’obiettivo è capire cosa serva davvero per permettere all’uomo non solo di arrivare su Marte, ma di restarci. Uno dei principali ostacoli resta quello delle radiazioni solari e cosmiche. Sulla Terra il campo magnetico protegge l’organismo umano, mentre su Marte l’atmosfera è molto più sottile e lascia passare particelle nocive. La tecnologia per il viaggio esiste già: la vera sfida è rendere sicura la permanenza.
Simulazioni di emergenza e stress psicologico
La missione non riguarda soltanto la ricerca scientifica. Grande attenzione è dedicata anche agli aspetti psicologici. Durante la permanenza vengono creati momenti di stress controllato: tute scomode, strumenti alterati, finti guasti e improvvise carenze di ossigeno. Serve a osservare le reazioni dell’equipaggio e a valutare quanto sia importante l’equilibrio del gruppo in condizioni estreme.
Un laboratorio a cielo aperto
Costruita nei primi anni Duemila vicino alla cittadina di Hanksville, la Mars Desert Research Station comprende un modulo abitativo a due piani, una serra, osservatori e spazi dedicati alla ricerca. Tutte le attività esterne avvengono con tute analoghe a quelle spaziali e comunicazioni via radio, proprio come in una missione reale.
Qui si studiano campioni di roccia e microrganismi estremi che vivono nel deserto, utili per capire se Marte possa aver ospitato, o ospitare in futuro, forme di vita. Geologi, biologi, ingegneri e astronomi lavorano fianco a fianco, condividendo turni, pasti e responsabilità.
Nonostante le difficoltà, restano immagini forti: il cibo disidratato, la convivenza forzata e il paesaggio che circonda la base, sorprendentemente simile a quello marziano.
Un’esperienza che mette alla prova corpo e mente e che rappresenta un passaggio importante nella preparazione delle future missioni spaziali.
La Mars Desert Research Station non è solo una base di ricerca, ma anche un progetto aperto a tutti. Sul sito ufficiale della stazione chiunque può partecipare, contribuendo con fondi per sostenere le missioni e i programmi educativi che preparano la prossima generazione di esploratori di Marte.


































