Donne e sport
  • Marzo 2, 2026
  • Ilaria Bianchi
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Nel mondo dello sport, le donne spesso faticano a emergere, ma il loro contributo va ben oltre ciò che appare sui campi o sulle tribune. Come ricorda la scultura spagnola La Mujer Que Nunca Hizo Nada, molte figure femminili reggono carichi invisibili, silenziosi, ma fondamentali per il funzionamento dell’intero sistema.

 

Cura, organizzazione e lavoro emotivo

Un primo aspetto riguarda il lavoro di cura e organizzazione. Molte donne, che siano mamme, dirigenti o volontarie, coordinano trasporti, gestiscono attrezzature, eventi e offrono supporto emotivo agli atleti. Senza il loro contributo quotidiano, allenamenti e competizioni rischierebbero di non svolgersi con regolarità. Questo lavoro, essenziale, resta spesso invisibile, perché non coincide con il risultato sportivo in sé, ma lo rende possibile da dietro le quinte.

Un secondo aspetto riguarda il lavoro emotivo nel coaching. Allenatrici e dirigenti sportive non si limitano a insegnare tecnica e tattica: gestiscono anche le emozioni proprie e quelle degli atleti, creando un ambiente positivo e motivante. È un “emotional labour” continuo, che richiede empatia, pazienza e capacità di mediazione, ma che difficilmente riceve riconoscimento pubblico.

Barriere, precarietà e riconoscimento mancato

Nonostante progressi significativi, persistono precarietà e assenza di tutele. Molte donne operano con contratti temporanei o part-time, specialmente nel settore dilettantistico, con minori garanzie economiche e professionali rispetto agli uomini. Questa condizione alimenta una sottorappresentanza nelle posizioni di potere, dove le donne restano spesso escluse dai ruoli decisionali, dirigenziali e di governance.

Le discriminazioni e barriere culturali non si fermano qui. Stereotipi persistenti continuano a considerare alcune discipline come “meno adatte” alle donne, e il gender pay gap rimane un problema reale: la loro contribuzione rimane invisibile, nonostante l’impegno e la competenza.

Le riforme recenti hanno introdotto misure per migliorare le condizioni delle lavoratrici sportive, ma monitorare la loro applicazione è cruciale per trasformare la parità di diritti in realtà concreta. Solo così il lavoro invisibile delle donne potrà emergere e ricevere riconoscimento, non solo simbolico, ma strutturale.

Sarebbe bello porre più luce sul contributo di queste donne perché è ciò che tiene insieme la macchina dello sport, dalla base fino ai vertici, permettendo a ogni atleta, squadra e organizzazione di funzionare, e riconoscerle significa dare valore a ciò che spesso viene ignorato: la forza, la dedizione e la resilienza delle donne che lavorano dietro le quinte dello sport.

Ilaria Bianchi

Redattrice sportiva, attrice e conduttrice. Laureata in Lingue, Culture e Letterature presso l’Università La Sapienza di Roma e con un Master in Luxury Brand Management, ha collaborato con diverse testate sportive, occupandosi in particolare di calcio e calciomercato. Dal 2022 è presenza televisiva, prima con il programma Donnavventura su Rai2, poi con Sportitalia e oggi come conduttrice del format Lazialità in onda su Lazio TV.
Appassionata di sport, cinema e comunicazione porta nei suoi lavori competenza, energia e una visione internazionale maturata grazie alle esperienze di studio e di vita all’estero.

Autori preferiti: Paulo Coelho, Alessandro Baricco
Registi preferiti: Federico Fellini, Paolo Sorrentino, Quentin Tarantino

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