La follia, una condizione umana, che è stata considerata storicamente motivo di esclusione, condizione di totale alienazione all’interno della società. Questa, infatti, fu trattata come una deviazione dell’essere umano, una malattia dell’animo e della mente, e di conseguenza una abnormità sociale da contenere in addette strutture : i manicomi.
Una concezione occidentale
Il termine follia deriva dal latino “follis”, riferito al pallone gonfio d’aria o al sacco di cuoio. Questo significato è stato poi esteso metaforicamente nella definizione di persona con la testa vuota o persona stolta. Citando il filosofo e sociologo francese Michael Foucault, la follia è stata percepita nel corso dei secoli, non soltanto sintomo di presenze oscure e demoniache, ma anche come una vera e propria minaccia per l’ordine sociale. Il termine, inteso come una condizione psichica che porta all’alterazione mentale e fisica della persona soggetta, ad oggi non viene più utilizzato per definire una malattia, preferendo, invece, quello di psicosi. Ad esempio, nel Medioevo la follia veniva vista come manifestazione del Diavolo, tipico di una persona soggetta ad ambienti mistici. Mentre nel Rinascimento acquisì fascino e curiosità, dal momento che quella non fu più giudicata negativamente, bensì associata al frutto di innovazione. Dunque, chi era considerato folle era visto come un genio. Tale accezione andò pian piano sfumando , finché nel corso dell’Età Classica la follia fu considerata così pericolosa che ne causò la reclusione dei soggetti accusati di pazzia…

L’origine de L’Hôpital Général
I manicomi nacquero in Europa tra il XVII esimo ed il XIX esimo secolo. Si deve, però, riconoscere il primato alla Francia per aver fondato nel 1656 l’Ospedale Generale, una struttura non definita propriamente ospedaliera, ma luogo dove lo Stato rinchiudeva i cittadini ritenuti pericolosi, i poveri, le prostitute, i vagabondi e i “folli”.
In seguito alla Rivoluzione Francese, grazie all’intervento di figure come Chiarugi e Pinel, il manicomio diventa finalmente un’istituzione medica. Infatti, si credeva che il trattamento morale, basato sull’imposizione di disciplina ed isolamento, potesse non solo educare ma curare tale malattia. Dal momento che la follia era considerata come un rifiuto del lavoro e della moralità borghese, vi era l’obbligo in base al quale che chi veniva rinchiuso doveva lavorare. Michel Foucault afferma nel suo scritto “Storia della follia nell’età classica” che ‘Hôpital Général non è un istituto medico. Bensì una struttura semigiuridica, una sorta di entità amministrativa che, accanto ai poteri già esistenti, decide, giudica ed esegue.
Dunque, l’Ospedale Generale era usato sia come norma giuridica sia come misura di polizia e di ordine pubblico. Alla base della motivazione dei vari internamenti vi era la pulizia delle strade di Parigi. All’interno vi era la separazione tra “Salpêtrière” e “Bicêtre”, la prima dedicata alle donne, la seconda agli uomini. Quasi un secolo dopo, le persone internate vennero spartite in ambienti più consoni alla loro condizione. Le persone considerate malate, dunque i folli, vennero rinchiusi negli asili medici e i criminali nelle prigioni.

La situazione in Italia
L’esistenza dei manicomi in Italia si registra già nel 1400. Durante il Rinascimento, infatti, le persone considerate mentalmente deviate venivano rinchiuse presso le istituzioni religiose e di carità, come Santa Maria della Pietà a Roma. Nell’800 poi con la teoria positivista nacque la teoria degenerativa, sostenuta da Cesare Lombroso. Egli fu il fondatore dell’antropologia criminale; secondo la sua teoria la follia era una condizione irreversibile, una malattia ontologica dalla nascita e la criminalità una predisposizione biologica ed ereditaria, identificabile in alcune caratteristiche fisiche come il cranio malformato o le orecchie prominenti.
Nel 1904 il manicomio venne riconosciuto come il luogo di cura e di custodia per pazzoidi grazie alla legge n.36. Queste strutture erano simili alle carceri, dal momento che l’uomo all’interno perdeva tutti i propri diritti civili. Nel 1891 nacque un manicomio giudiziario ad Aversa, ovvero una struttura che si occupava di accogliere quei delinquenti deviati mentalmente che recavano scompiglio nei manicomi. Nel corso del Novecento vennero costruiti numerosi manicomi finché con la Legge Basaglia nel 1978 vennero chiusi definitivamente. Fu promossa da Franco Basaglia la psichiatria e nacquero delle strutture serie dove si metteva in primo piano la dignità della persona.
Eclissi dell’etica
La nascita dei manicomi comportò un abuso delle autorità sulla libertà dei pazienti e soprattutto sulla loro dignità. Infatti, purtroppo la storia dei manicomi trascina con sé una serie infinita di abusi e di esperimenti realizzati sui malati. Tra gli anni ’30 e ’50 causa il sovraffollamento dei manicomi e farmaci non adeguati, portò a delle soluzioni drastiche. Inoltre, si credeva che la malattia potesse essere curata con delle pratiche allucinanti. Una di queste fu, ad esempio, la lobotomia, definita anche leucotomia. Questa era una pratica neurochirurgica praticata nei manicomi, ideata da Egas Moniz. Egli fu un neurologo portoghese che nel 1935 elaborò la leucotomia prefontale, sicuro riguardo al fatto che i disturbi mentali derivassero da circuiti neuronali fissi che dovevano essere manualmente e fisicamente recisi.
La scienza fin dove può spingersi?
La pratica della lobotomia è definibile come eclissi dell’etica. Tale pratica, infatti, è stata uno degli esempi più estremi riguardo ai confini oltre i quali la scienza poteva spingersi. I confini dell’etica sono stati non solo superati ma letteralmente spazzati via. La lobotomia si basava sul sedare i pazienti e recidere le connessioni tra i lobi frontali ed il resto del cervello. Questo apportava danni, non solo gravissimi ma permanenti. La maggior parte delle volte i pazienti diventavano dei vegetali, in perenne stato catatonico. Nonostante i rischi la pratica è stata sovrastimata come una cura miracolosa per la malattia mentale. Ma come poteva ritenersi miracolosa una attività che sopprimeva ogni diritto e cancellava totalmente l’individuo?
Oltre la lobotomia, venivano praticate altre torture sui pazienti, come l’elettroshock, l’idroterapia, la malariotearapia e molte altre ancora…
Per questo è importante ribadire i concetti di Etica e Bioetica, nati proprio per evitare che la scienza possa abusare del proprio potere. Ogni paziente ha diritto di decidere sul proprio corpo, ogni azione deve essere inoltre orientata al bene, vale la non maleficenza ed infine le cure devono essere praticate equamente senza discriminazioni e abusi di ogni tipo.



















































































































