L’artista Hyuro utilizza la street art non per provocare, non per lanciare messaggi politici e non per stupire con immagini gigantesche. Ha scelto un’altra strada: quella della delicatezza. Le sue opere non gridano, sussurrano. E forse è proprio per questo che riescono a lasciare un segno così profondo.
Dopo aver raccontato Escif nella scorsa puntata della rubrica, è quasi naturale parlare di lei. È stato infatti proprio il celebre artista valenciano a farle scoprire il mondo della street art. Fino ad allora Tamara Djurovic – questo il suo vero nome – dipingeva soprattutto su tela. Trasferitasi dalla natia Argentina a Valencia, capì che il muro poteva diventare qualcosa di più di una semplice superficie: uno spazio aperto dove dialogare con chiunque passasse davanti alle sue opere.
Hyuro: donne senza volto, ma con tanto da raccontare
Basta osservare uno dei suoi murales per riconoscerne subito la firma. I colori sono morbidi, quasi polverosi, le pennellate leggere e le figure sembrano muoversi con estrema lentezza. Le protagoniste sono quasi sempre donne. Donne comuni, lontane dagli stereotipi, spesso raffigurate con abiti d’altri tempi e, nella maggior parte dei casi, senza volto.
Una scelta che incuriosisce, ma che ha un significato preciso. Eliminando i lineamenti, Hyuro non cancella l’identità delle sue figure: le rende universali. Quelle donne possono essere chiunque. Una madre, una figlia, una lavoratrice, una ragazza. Attraverso di loro racconta la maternità, il lavoro domestico invisibile, il peso delle aspettative sociali, ma anche la forza e la capacità di resistere.
La sua non è mai una denuncia aggressiva. Preferisce affidarsi ai piccoli gesti, a un corpo che si piega, a una mano che stringe un oggetto, a un movimento appena accennato. È una pittura che invita a fermarsi qualche secondo in più, perché il suo significato non si esaurisce al primo sguardo.
Tra le opere più significative c’è il murale realizzato a Barcellona che raffigura una donna mentre allatta il proprio bambino in sei momenti consecutivi. Un gesto semplice, naturale, che portato nello spazio pubblico diventa un messaggio potente: la maternità non è qualcosa da nascondere, ma una parte della vita quotidiana.
Anche l’Italia conserva una delle sue opere più conosciute. Nel 2016, durante il FestiWall di Ragusa, Hyuro dedicò un grande murale a Maria Occhipinti, figura simbolo del pacifismo e dell’emancipazione femminile. La rappresentò a cavallo con una bandiera tra le mani, trasformandola nell’immagine stessa della libertà.
Hyuro continua a parlare attraverso i suoi muri
In un ambiente come quello della street art, ancora oggi dominato prevalentemente da uomini, Hyuro è riuscita a costruire un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile. Non inseguiva l’effetto spettacolare né la provocazione fine a sé stessa. Cercava piuttosto un dialogo silenzioso con chi osservava i suoi lavori.
Le sue opere sono apparse in Spagna, Argentina, Brasile, Messico, Marocco, Tunisia e in molti altri Paesi, lasciando ovunque la stessa sensazione: quella di trovarsi davanti a immagini capaci di parlare di temi universali senza bisogno di alzare la voce.
Hyuro è scomparsa nel novembre del 2020, a soli 46 anni, ma il suo messaggio continua a vivere sui muri che ha dipinto. Alla sua morte, Escif scrisse che lei “non dipingeva per la strada, ma parlava con la strada”. È una frase che descrive perfettamente la sua arte. Perché i murales di Hyuro non chiedono soltanto di essere guardati: chiedono di essere ascoltati.




































































































































































