Siamo a Parigi, verso la metà del seicento. Nelle stanze dorate del potere circola un accento italiano. Non è un
artista, non è un musicista, né un mercante di spezie. È l’uomo più potente di Francia. Si chiama Giulio Mazzarino, ma a corte lo chiamano Mazarin.
Dietro il suo sorriso sottile si nasconde una delle menti politiche più brillanti e discusse del secolo.

Dal Tevere alla Senna
Nato nel 1602 in Abruzzo, cresciuto a Roma ed educato dai gesuiti, Giulio Raimondo Mazzarino sembrava destinato alla carriera diplomatica. Egli, infatti, eccelle nelle trattative: è abile nel parlare, sa sedurre con la propria arguzia più che con la forza. Suo padre divenne cittadino romano nel 1608. Sua madre Ortensia Bufalini era originaria di Roma, appartenente alla nobile famiglia Bufalini, originaria di Città di Castello , in Umbria. La famiglia si era trasferita a Roma nel Medioevo. Giulio era il maggiore di sei figli, due maschi e quattro femmine. Secondo aneddoti non verificabili, Giulio fu ammesso all’età di sette anni al Collegio Romano dei Gesuiti , che aveva acquisito una reputazione internazionale di eccellenza. Il suo talento colpisce il potente cardinale Armand Jean du Plessis de Richelieu, che lo vuole accanto a sé. Difatti, quando Richelieu muore, Mazzarino eredita il ruolo più delicato d’Europa: guidare la Francia.
Il francese che fece infuriare Parigi
Secondo quanto dice la storia in Francia non tutti, però, furono felici della sua presenza. Straniero. Astuto. Ricchissimo. I pamphlet satirici lo dipingevano come un burattinaio assetato d’oro. Durante la Fronda, ovvero la rivolta dei nobili e del Parlamento, il popolo urla contro di lui. Viene insultato, minacciato, Egli è costretto a fuggire. Ma Mazzarino non perse mai la calma: attende, osserva, ritorna. E vince.
Ma egli era costantemente bersaglio della città, tanto da essere addirittura accusato di avidità e sospettato di favoritismi. Ciò che fece sicuramente scalpore a corte fu la presenza delle sue nipoti, definite le “Mazarinettes”. Queste giovani donne, arrivate dall’Italia, non erano solo pedine politiche, ma figure centrali della vita culturale e mondana del XVII secolo, note per la loro bellezza e il loro spirito libero.
Mazzarino odiato dai rivoltosi e ammirato dai sovrani, fu tutto fuorché banale. Alla sua morte, infatti, lasciò una Francia più forte, centralizzata, pronta a dominare l’Europa. Forse non aveva il carisma teatrale di Richelieu. Ma riserbava in sé qualcosa di più raro: la pazienza strategica.
E così l’italiano divenne l’architetto silenzioso della monarchia assoluta francese.
Da lui il giovane Luigi XIV, re di Francia, ha imparato una lezione fondamentale: il potere non si condivide. Non a caso, alla morte di Mazzarino nel 1661, il Re Sole governerà senza primo ministro.
Il cardinale senza parrocchia
Mazzarino era certamente un cardinale, ma non fu mai sacerdote. Egli era un uomo di Chiesa senza una vera vocazione pastorale, piuttosto fu un principe della diplomazia.
Amava il lusso, i gioielli, le opere d’arte. La sua collezione era leggendaria. Possedeva migliaia di volumi e fondò quella che sarebbe diventata la Bibliothèque Mazarine, oggi la più antica biblioteca pubblica in Francia.

Le Mazarinettes
Le “Mazarinettes” furono uno degli strumenti più efficaci, ed anche spregiudicati, della strategia politica del Cardinale. Si trattava delle sue sette nipoti le sorelle Mancini e le sorelle Martinozzi che Mazzarino fece arrivare dall’Italia tra il 1647 e il 1653, per inserirle nel cuore pulsante della corte francese.

Ecco come il Cardinale trasformò la sua famiglia in una vera e propria rete diplomatica. Potremmo parlare di un “Harem” Politico…
Mazzarino non le portò a Parigi per semplice affetto familiare, bensì fu pura strategia politica a suo vantaggio chiaramente! In un’epoca in cui il potere si consolidava attraverso il sangue, le nipoti divennero pedine di scambio per legare la corona a nobili turbolenti o per stringere alleanze internazionali.

Curiosità
Una delle leggende più affascinanti che si cela dietro la figura del Cardinale è sicuramente quella di un possibile amore con la regina madre, Anna d’Austria. Sebbene manchi un certificato, molti indizi rendono questa ipotesi verosimile . Infatti, Anna d’Austria e il Cardinale erano legatissimi… la donna rimasta vedova di Luigi XIII, trovò in lui non solo un consigliere, ma anche un supporto emotivo totale. Mazzarino non era un sacerdote ordinato, aveva infatti solo gli ordini minori, il che rendeva tecnicamente possibile un matrimonio morganatico. La loro corrispondenza contiene espressioni di affetto che superano di gran lunga la semplice etichetta di corte. Inoltre durante le rivolte nobiliari, Anna difese Mazzarino con una tenacia ferocissima, rischiando il trono pur di non allontanarlo, segno di un’unione che andava sicuramente oltre la politica.






























































































































