Shakespeare

L’età elisabettiana fu un periodo storico durante il quale regnò la regina Elisabetta I. Collocato tra il 1558 e il 1603 viene ricordato per essere stato un momento di straordinaria stabilità politica, crescita economica e culturale. In questo periodo operò il genio William Shakespeare. Ma cosa univa la sovrana e il poeta? E come mai il teatro elisabettiano continua ancora oggi a comunicare con il nostro presente?

La nascita di un genio

William Shakespeare visse durante l’età elisabettiana. Egli nacque a Stratford-upon-Avon nel 1564, si trasferì poi a Londra, dove entrò nel mondo delle compagnie teatrali . Shakespeare visse in un’epoca di grande fermento artistico, infatti la creazione di numerosi teatri pubblici ed il crescente interesse del pubblico per il dramma crearono il terreno ideale per la sua ascesa. Egli fu certamente un genio teatrale: la sua straordinaria capacità di esplorare l’animo umano e di fondere poesia e azione scenica trasformarono il teatro in uno specchio della società del tempo. Shakespeare diede vita a personaggi, come Amleto  Riccardo III ed indagò conflitti psicologici che ancora oggi fanno parte del nostro presente.
Sebbene non ci siano prove definitive di incontri personali con Elisabetta I, molte sue opere furono rappresentate alla sue corte , sostenendo lo sviluppo teatrale promosso dalla sovrana stessa . Il contesto elisabettiano, caratterizzato da stabilità e rinascimento culturale e politico, ha sicuramente favorito la sua produzione. William Shakespeare, infatti, ha lavorato nel periodo di massima espansione dell’Inghilterra, definita “Golden Age”. Elisabetta I e Shakespeare non sono mai entrati in contatto tramite un incontro privato o un’amicizia personale, dal momento che le barriere sociali dell’epoca non lo permettevano. Il loro “contatto” avvenne esclusivamente attraverso il teatro di corte e il sistema del patrocinio nobiliare. Circa un terzo delle opere di Shakespeare fu inizialmente rappresentato per occasioni reali, come La dodicesima notte, Macbet e Misura per misura.
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Fonte: Poetry Foundation

La regina cultrice

La regina Elisabetta I era un’amante della cultura e fu una sostenitrice dell’arte e in particolar modo del teatro. Infatti, la sovrana acconsentì alle compagnie, come quella di Shakespeare i Lord Chamberlain’s Men, di esercitare la propria professione, nonostante le limitazioni imposte alle donne che non potevano recitare.  Dunque, il teatro si sviluppò in un’atmosfera di forte fervore artistico e patriottico.Il regno di Elisabetta I, durato quarantaquattro anni, ha permesso la nascita del palcoscenico, trasformando l’Inghilterra culturalmente e ponendo le basi per lo sviluppo del teatro. La Regina non frequentava i teatri pubblici, dal momento che erano considerati luoghi poco raccomandabili, bensì convocava le compagnie nei suoi palazzi. Shakespeare apparve come attore e leader della sua compagnia davanti ad Elisabetta per la prima volta nel Natale del 1594 a Greenwich Place. Il contatto era mediato dal Master of the Revels, un funzionario reale incaricato di selezionare e censurare le opere per l’intrattenimento della sovrana. Infatti, fu proprio lui ad inserire regolarmente le rappresentazioni di Shakespeare nel programma delle festività natalizie a Whitehall, Richmond e Greenwich. Esistono registri di pagamento risalenti al 1595 che citano esplicitamente William Shakespeare, insieme ai famosi attori Richard Burbage e William Kempe, per le “commedie” recitate davanti alla Regina l’inverno precedente. Sebbene non ci siano prove scritte, una tradizione del XVIII secolo suggerisce che Elisabetta avesse richiesto personalmente a Shakespeare di scrivere una commedia con Falstaff protagonista, portando alla  stesura di Le allegre comari di Windsor.

Il Globe Theatre e la sua energia popolare

Il Globe Theatre, definito anche Shakespeare’s Globe , fu il luogo dove Shakespeare appunto recitò con la sua compagnia. Il teatro, costruito nel 1559, è uno degli edifici più famosi di Londra. Poteva ospitare fino a tremila persone di ogni classe sociale. I più poveri , gli groundlings, restavano in piedi nel “pit”, esposti alle intemperie. L’atmosfera era nettane differente rispetto a quella che si vive nei teatri di oggigiorno. Regnava, infatti, il disordine, il caos puro. Gli spettatori mangiavano ostriche, bevevano birra, chiacchieravano e urlavano contro gli attori. Se lo spettacolo non era gradito, il pubblico lanciava addirittura oggetti sul palco. Le recite avvenivano di pomeriggio sfruttando la luce naturale, poiché il tetto era aperto al centro. Non vi erano scenografie articolate ed elaborate, tutto era affidato alla potenza delle parole di Shakespeare.
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Fonte: Turismoletterario.com

Il teatro a corte

Le esibizioni davanti alla Regina erano eventi cerimoniali, raffinati e soggetti a un rigido protocollo. Si recitava al chiuso, spesso nella Great Hall dei palazzi. L’ambiente era intimo e riscaldato. A differenza del Globe, venivano accese centinaia di candele e torce di cera pregiata. La sala era illuminata a giorno per mostrare la ricchezza della sovrana. Il pubblico era composto dai cortigiani e ovviamente dalla nobiltà. Dal momento al momento che l’attenzione era focalizzata sulla reazione della Regina non vi erano schiamazzi. Gli attori dovevano essere estremamente attenti a non offendere la Corona con riferimenti politici rischiosi. A corte la compagnia poteva beneficiare di costumi ancora più sfarzosi e talvolta di piccoli macchinari scenici non disponibili nei teatri pubblici.
Shakespeare
Fonte: ELLE

Shakespeare incontra la modernità

Ma, dunque, possiamo davvero definire Shakespeare un genio moderno? Possiamo definirlo come uno scrittore che con le sue opere resiste al tempo, attraversando i secoli? Beh, la risposta è sì! Shakespeare è un autori immortale… Dunque, potremmo fare un parallelo interessante tra Shakespeare e la nostra epoca attraverso ” The Crown “. Serie televisiva Netflix , The Crown, plasma una narrazione shakesperiana, analizzando le tensioni tra il dovere regale e l’identità personale della regina Elisabetta II. La serie, inoltre, narra di figure maschili come Filippo, Edoardo e Townsend per evidenziare le ambiguità e i costi del potere.

Come le tragedie di Shakespeare, anche la serie esplora ad esempio il peso della corona, il conflitto tra vita privata e ruolo pubblico, le fragilità umane dietro il potere, le tensioni politiche e istituzionali. Ma vi sono certamente delle differenze. Infatti, mentre Shakespeare utilizza il linguaggio poetico ed il dramma , The Crown sfrutta strumenti cinematografici e psicologici. Tuttavia, il tema centrale resta invariato: il potere è la responsabilità che richiede sacrifici e che spesso porta solitudine. Proprio come nei drammi elisabettiani, anche nella serie moderna i sovrani non sono descritti come figure mitiche, piuttosto come esseri umani complessi.

Dunque, i suoi personaggi sono universali, capaci di parlare a qualsiasi epoca. I temi trattati, basati sulle emozioni e tratti psicologici umani restano sicuramente eterni. Inoltre, le sue opere esplorano i conflitti interiori dell’essere umano, ancora riconoscibili nel mondo contemporaneo. L’età elisabettiana creò le condizioni ideali per un teatro che rifletteva la società, così come oggi cinema e serie TV riflettono il mondo moderno.

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Netflix

Alessandra Marini

Sono una giovane studentessa in lettere moderne, nata a Spoleto anche se attualmente studio e vivo a Roma. Sono un’inguaribile amante di storie e film thriller. Nel mio tempo libero per staccare dal caos della Metropoli amo dipingere, scrivere e praticare numerosi sport. Mi definisco una ragazza tenace che segue le proprie aspirazioni. Per questo vorrei fare della mia passione più grande, ovvero la scrittura, il mio futuro lavoro.

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